Buongiorno amici. Questa mattina vorrei chiedervi una cortesia. Sto partecipando ad un contest. Votereste la mia foto?
Potete farlo cliccando sul seguente link. Grazie
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venerdì 17 novembre 2017
sabato 11 novembre 2017
Sandwich di sarde e non solo.
Buonasera amici. A partire da questo momento i miei post seguiranno un'impostazione nuova. Ho pensato, infatti, di arricchire le mie pubblicazioni con un pò di storia del prodotto principe della ricetta e di abbinare ogni ricetta ad un libro, la mia grande passione. A volte, infatti, non ho la minima idea di come preparare un alimento; poi, quando me lo ritrovo davanti mi si apre un mondo. Altre volte le idee mi vengono guardando un film o leggendo un libro.
La ricetta di questa sera ha come protagonista le sarde, un pesce che non compravo spesso. Mi sono ricreduta, soprattutto dopo aver letto tutte le proprietà che ha.
Ci serviranno:
- sarde fresche
- mollica di pane
- olio di oliva (di quello buono)
- sale
- pepe
- pinoli
- uvetta (se vi piace)
- formaggio grattugiato
- due uova
- pangrattato
- provola affumicata (per farcire)
- olio per fritture
Diliscare le sarde, lavarle accuratamente e asciugarle con la carta assorbente.
In una ciotolina ammollare la mollica di pane con un po di latte; strizzarla per bene e condirla con gli ingredienti preparati (tranne la provola).
Farcire le sarde con questo composto e richiudere con un'altra sarda
In un piatto fondo sbattere due uova con un pizzico di sale
Passarci i sandwich di sarde e poi passarli nel pangrattato.
Friggere in abbondante olio di girasole
Conosciamo meglio le sarde (La cucina italiana)
La sarda è considerata, in termini strettamente commerciali, la grande “malata” del mare, perché è tra i prodotti ittici meno costosi. Come molte altre specie appartenenti al gruppo dei cupleidi gregari, è specie tra le più diffuse e presenti in ogni mare del mondo.
Molto apprezzata e ricercata dagli abitanti del mare (a partire dalle foche, che ne inseguono i foltissimi branchi per poi farne razzia), viene spesso disdegnata dai consumatori italiani, che la considerano un pesce di serie B.
La sarda è definibile, dunque, pesce pelagico, poiché si muove solo in popolazioni numerosissime, riuscendo persino a far ribollire la superficie del mare, per il rapido e intenso movimento sotto il pelo dell’acqua. Non è solo a causa della grande offerta, però, che il prezzo di questa specie è bassissimo. Il problema è che gode, come accennato, di una cattiva nomea: è conosciuto, cioè, come grasso, pesante, difficile da digerire.
In effetti, per la verità, va detto che, come tutte le varietà a carni rosse, è particolarmente deperibile. Per questa specifica varietà poi gioca sfavorevolmente l’abbinamento con la ridotta pezzatura, la quale, in linea generale, tanto più è ridotta, tanto più rende il pesce delicato. Inoltre, nella sarda, anche l’inconsistenza del tessuto epiteliale (dovuto alle grandi scaglie, che sono molto caduche) gioca negativamente, in quanto questa specie si lascia subito rovinare all’atto della pesca.
La sarda, così, è il classico prodotto da mangiare freschissimo, per evitare che poi lasci al consumatore retrogusto e senso di pesantezza.
PROPRIETÀ
La sarda, nonostante il gusto intensamente sapido e marino, non appartiene alla categoria dei pesci grassi, ma a quella dei semigrassi, in quanto la composizione chimica media delle sardine evidenzia che le fresche non superano il 5% di lipidi. È evidente che, quando trattate, cioè trasformate, lavorate, tale percentuale risulta modificata: scende al 3,5% circa nelle sarde conservate per salagione e arriva al 14% in quelle sott’olio. Anche il valore calorico che ne consegue per ogni 100 g di parte edibile, varia dalle 110 kcal circa nel prodotto fresco alle 220 in quelle conservate sott’olio. Per il resto, acqua e proteine presenti con valori di riferimento standard rispetto ad altre varietà.
AD OGNI RICETTA IL SUO LIBRO
Quando penso alle sarde mi vengono in mente subito Camilleri e Montalbano (sarà un segno del destino visto che la mia nonna materna si chiamava Montalbano di cognome?).
Mi metto subito alla ricerca di questo libro. Voglio scoprirne tutti i segreti.
domenica 5 novembre 2017
La mia Bluebarrel: la birra home made.
Buongiorno e buona domenica. Tempo fa pubblicai un post in cui vi parlavo della mia collaborazione con Bluebarrel, un sito in cui si potevano acquistare il kit per fare la birra in casa.
Pensavo fosse difficile da fare ma in realtà è molto semplice, anche perchè l'opuscolo allegato è molto chiaro nelle spiegazioni.
Il contenuto della confezione; un barilotto da 5 lt e tutto l'occorrente per preparare un'ottima birra artigianale
Basta togliere la capsula che sigilla il barilotto
Aggiungere il flacone del malto
Unire via via il contenuto degli altri flaconcini (aromi ecc.) come indicato nell'opuscolo
Versare l'acqua
il lievito
l'aroma, per personalizzare la propria birra
Richiudere con la capsula di sicurezza e lasciare in un luogo fresco, senza smuovere per almeno 5 giorni. Questo tempo permette la fermentazione e il fissaggio dell'aroma.
Dopo il tempo di riposo, basta mettere in frigo per almeno due giorni et voilà... potremo gustare la nostra birra artigianale.
sabato 4 novembre 2017
Non è mai troppo tardi. IDA Aletti
Probabilmente non centra nulla con il mio blog ma mi piace comunque condividere con tutti voi questo post perchè nella vita non si smette mai di imparare e perchè non è mai troppo tardi. Soprattutto quando la scuola si pone l'obiettivo di offrire quelle opportunità che, a volte, la vita ha tolto.
E l'Istituto Aletti queste opportunità le offre; la "missione" che l'Istituto Aletti, in cui ho trascorso un anno scolastico bellissimo, ricco di stimoli e di soddisfazioni e, in cui ho conosciuto persone meravigliose (una grande famiglia) che, con la loro esperienza mi hanno aiutata a crescere, umanamente e professionalmente.
SERALE A CHI?
Se fosse vivo Totò probabilmente avrebbe esordito così :-)
Un’ondata di sigle. Cucchiaiate di zucchero con cui addolcire la pillola. Nuovi acronimi forse pescati da qualche parte per “darsi un tono”. Parole e paroloni, che la retorica sarà pure una brutta bestia ma alla fine piace a tutti.
I.D.A.: Istruzione degli Adulti. E poi CPIA, UDA, PFP… una giungla in cui perdersi, un po’ pure spaventarsi. State sereni: la strada non cambia, la meta pure. Siamo sempre nel pacato universo delle Scuole Serali, sempre nel luogo dove vige l’invito/regola a scommettere fino in fondo. Perché davvero “non è mai troppo tardi”.
Tutti possono prendersi il proprio Diploma: così a Trebisacce. Istituto Professionale “Ezio Aletti”, sezione L – Enogastronomia, il vecchio “Alberghiero” per intenderci. Tre Periodi do Studio, cinque Classi. Allievi pure stranieri, lavoratori e casalinghe: un mondo a parte. Bello e proficuo.
Di esso vi parleremo. Raccontando anche emozioni, non soltanto lezioni ed esiti. Perché l’IDA Aletti è una “cosa a parte” e… troppe parole non servono per farvene intuire il senso. Bisogna viverla: pure come docenti. Bisogna svernare qui, spiegare e ripetere, litigare e ridere. Vivere.
Buona Scuola, allora. E andiamo.
la "missione" che l'Istituto Aletti, in cui ho trascorso un anno scolastico bellissimo, ricco di stimoli e di soddisfazioni e, in cui ho conosciuto persone meravigliose (una grande famiglia) che, con la loro esperienza mi hanno aiutata a crescere, umanamente e professionalmente.
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