“Lo sai perché mi piace cucinare?”

“No, perché”?

“Perché dopo una giornata in cui niente è sicuro, e quando dico niente voglio dire n-i-e-n-t-e, una torna a casa e sa con certezza che aggiungendo al cioccolato rossi d’uovo, zucchero e latte l’impasto si addensa: è un tale conforto!”

Julie&Julia

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mercoledì 8 giugno 2016

BIRBETTA - Barbera del Monferrato Doc


Castagnole Monferrato (AT) Giugno 2016 – Una veste grafica totalmente rinnovata, un restyling che per l’azienda è molto più di un semplice cambio di “look” quanto piuttosto un vero e proprio affare di “cuore”, un nuovo nome che sposa appieno la forza, la vivacità e l’entusiasmo di questa Barbera la cui etichetta rappresenta la figlia di Luca Ferraris, una storia che è solo all’inizio di un grandissimo percorso. 

La Birbetta Barbera del Monferrato Doc è un vino con una base molto forte di appassionati, grazie all’altissimo livello qualitativo che lo fa apprezzare al primo assaggio ed è perfetto anche per i mercati esteri. Prodotta con le uve dell’omonimo vigneto San Marcellino, è realizzata totalmente a base barbera - 100 quintali per ettaro –dopo aver portato il vino quasi a secco durante la fermentazione.  

Successivamente si procede con un inserimento di lieviti che vanno a far rifermentare quel poco di zucchero lasciato in fermentazione alcolica. La ripresa della fermentazione naturale avviene in autoclave e, dopo un mese e mezzo viene filtrato, stabilizzato e imbottigliato con sistema isobarico, conferendo al prodotto la frizzantezza caratteristica. 
Questo è quello che, in gergo enologico, si definisce metodo Charmat, il quale dona la sua spiccata vivacità alla Barbera. 

Il 2015 è un’annata particolare, con gradazioni alcoliche importanti che si assestano per questo prodotto intorno ai 13,70°, il vino si presenta scuro, strutturato, con una buona acidità, fresco, caratterizzato da una gradevolissima bollicina molto fine, con i profumi tipici della barbera come la rosa, di facile beva, sgrassante, ideale con salumi e formaggi.







La storia dell’azienda cominciò quando il bisnonno Luigi emigrò in America e trovò l’oro durante la “Golden rush” in California. Grazie a tali proventi, la moglie Teresa, che era rimasta in Italia, ebbe la possibilità di realizzare i propri sogni. Nel 1921 poté, infatti, acquistare la casa in Via al Castello, dove fino a poco tempo fa era ubicata l’azienda e dove tuttora si trovano le cantine storiche della famiglia. Due anni dopo, il nonno Martino comprò il "Casot", un casolare rurale nel mezzo di un appezzamento di 40.000 mq dove oggi sorge uno dei vigneti più rappresentativi dell' Azienda. In seguito impiantò i i vigneti e acquistò alcune botti per vinificare in proprio la produzione, che, inizialmente veniva venduta all’ingrosso ai commercianti dell’epoca, e successivamente in damigiane a consumatori privati. Era sempre il nonno Martino ad occuparsi delle consegne, che richiedevano numerosi viaggi settimanali da Castagnole a Torino a bordo del suo cavallo. Dopo la morte toccò al figlio il quale, in un periodo della forte industrializzazione torinese, decise di emigrare in città come molti coetanei dell’epoca. Mantenne comunque sempre viva la stessa passione di suo padre per i vigneti. Continuò dunque ad occuparsi dei vigneti di famiglia, conferendo le uve alla Cooperativa Sociale del paese. Tutto ciò continuò fino al 1999 quando, dopo il diploma in Agraria, Luca Ferraris si insediò in azienda e grazie ad una completa ristrutturazione della vecchia cantina, potè rincominciare a vinificare in proprio le uve provenienti dai vigneti di famiglia. Questa fu la svolta per l’azienda e forse per tutto il mondo del Ruchè: fu la prima azienda in zona ad effettuare i diradamenti delle uve per aumentarne la qualità impostandola esclusivamente per la produzione di vino in bottiglia e di alto livello. Inoltre, incominciò a viaggiare per l’Italia e per il mondo per diffondere la conoscenza del Ruchè e per cercare nuovi mercati. Così, la produzione crebbe rapidamente. Si passò dalle 10.000 bottiglie dell’annata 2000 alle 60.000 del 2003, anche grazie alla partnership con Randall Grahm della già famosa Bonny Doon Vineyard (California). Oggi l’azienda produce circa 180.000 bottiglie, di cui la metà di Ruchè, si estende su 37 ettari di cui 30 coltivati a vigneto ed è l’azienda agricola a gestione famigliare più grande che si trova nell’area dei 7 comuni del Ruchè.  



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